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lunedì 28 settembre 2015

Tomislav Horvat, 24 anni, ha passato gli ultimi sette anni a costruire, nel suo studio di Podturen in Croazia, sculture con i fiammiferi. L'ultima creazione è una statua a grandezza d'uomo dell'attore hollywoodiano Al Pacino fatta di 117 mila fiammiferi. Ma la costruzione più grande è un castello: ben 157 mila cerini, per realizzarlo ha impiegato due anni. In tutto ha creato sette sculture per un totale di 350 mila fiammiferi (reuters)
(WEB)

domenica 23 agosto 2015

Le religioni e il culto del Sole



Il perché delle caratteristiche comuni delle divinità del sole

Innanzitutto, la sequenza della nascita ha un’origine del tutto astrologica: La “stella d’oriente” non è altro che Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno. Il 24 dicembre di ogni anno, Sirio – com’era già noto nei tempi antichi – si allinea con le tre stelle più brillanti della cintura di Orione. Queste ultime tre stelle vengono chiamate, oggi come nell’antichità, “I tre Re”.
La linea retta descritta idealmente da queste 4 stelle (Sirio più “i tre Re” allineati) indica esattamente il punto dell’orizzonte dove il sole sorgerà il 25 dicembre. Ecco da dove viene l’allegoria della stella che, insieme ai tre re che la “seguono”, indica il punto dove il sole (cioè la divinità del Sole) nascerà.
C’è un altro fenomeno molto interessante che si verifica nei giorni tra il solstizio d’inverno e il 25 dicembre: dal solstizio d’estate (Giugno) al solstizio d’inverno (21 dicembre) i giorni diventano sempre più corti e freddi e, dalla prospettiva del nostro emisfero, ovvero quello nord, il Sole appare muoversi verso sud e diventare più piccolo e debole, e quindi il Sole sembra quasi "morire".
Il 22 dicembre la “morte” del Sole si realizza completamente quando cioè raggiunge il punto più basso nel cielo. La cosa particolare è questa: dal punto di vista visivo, il Sole smette di muoversi verso sud per 3 giorni.
Durante questo periodo, il Sole rimane in prossimità della Croce del Sud (la costellazione di Crux), e dopo questo periodo di tre giorni, il Sole ricomincia a muoversi questa volta verso nord facendo presagire giorni più lunghi, più calore e primavera.
Il Sole è morto sulla croce, morì per 3 giorni per poi risorgere e nascere di nuovo: da qui l'idea di crocifissione, morte per 3 giorni e resurrezione che è comune a tante divinità del Sole come Gesù.
Tuttavia, gli antichi non celebravano la resurrezione del Sole sino all’equinozio di primavera, o Pasqua, e questo perché solo a partire dall’equinozio di primavera il Sole supera la forza maligna dell’oscurità e le ore di luce superano le ore di buio.
La vergine Maria non è altro che la costellazione Virgo (vergine), il geroglifico antico per Virgo era la M modificata, ecco il perché Maria, come molte altre madri vergini, iniziano per M. Alla costellazione Virgo ci si riferisce anche come “Casa del Pane”, la rappresentazione di Virgo è una vergine che porta con se un covone di grano, ed il simbolo del grano rappresenta i mesi di Agosto e Settembre, il tempo cioè della mietitura. È interessante il fatto che Betlemme si traduce letteralmente come “Casa del Pane”.
Gli Apostoli sono semplicemente le 12 costellazioni dello Zodiaco, assieme ai quali Gesù, essendo il Sole, viaggia. In effetti, il numero 12 è ripetuto di continuo in tutta la Bibbia.
Ritornando alla croce dello Zodiaco con la sua rappresentazione della vita del Sole, essa non era solo una rappresentazione grafica o uno strumento per identificare i movimenti del sole, ma era anche un simbolo di spiritualità pagano identificato graficamente con una croce con un cerchio all'interno, cioè quello che è anche il simbolo della cristianità. Questa è la ragione per cui Gesù nell'arte sacra antica veniva sempre mostrato con la sua testa nella croce, in quanto Gesù è il Sole, "il Sole di Dio", "la Luce del Mondo", "il Salvatore Risorto", "Colui che ritornerà ancora o che rinascerà ancora", "La Gloria di Dio che difende contro le forze dell'oscurità", "Colui che può essere visto arrivare dal cielo con la sua corona di spine (o raggi solari)".

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La Favola di Cristo: Gesù e le divinità del Sole

Ecco un riassunto delle ricerche storiche dettagliate fatte dagli studiosi su Gesù e le divinità del Sole.
L'origine del Cristianesimo è riconducibile all'Eliolatria, cioè l'adorazione del Sole, cui gran parte delle più importanti religioni antiche, cristianesimo compreso, si rifanno in modo evidente.
In Egitto, lo sposo della bella e intelligente Nefertiti, il re Amenofis IV (1375-1358), grande riformatore religioso, tentò di introdurre l'adorazione del Sole come unica forma di culto. «Tu sei la vita medesima», pregava il re rivolto alla divinità solare.
Anche Mosè coltivava stretti rapporti col dio del Sole: il suo monoteismo, come mostra Sigmund Freud nell'opera Mosè e la religione monoteistica, era uguale al culto solare di Amenofis IV. Al dio del Sole di Babilonia un Inno in caratteri cuneiformi risalente ad età prebiblica attribuisce tutte le qualità, che in seguito formeranno nella Bibbia l'oggetto dell'esaltazione di Dio. Anche il profeta Isaia pensa non a Jahvè, ma al dio del Sole, quando scrive: "Vedi come la tenebra copre la terra e il buio avvolge i popoli; ma sorge su di te il Signore, e la sua magnificenza appare in te. I popoli camminano nella tua luce, e i re nello splendore, che è sorto per te".
Tutta una serie di dèi quali Giove, Apollo e Baal ebbero gli attributi della divinità solare; nell'Impero Romano questo dio fu venerato come Summus Deus.
Ma anche molti cristiani adoravano il Sole. Nel 354 o 355 il vescovo Pegasio confessò al principe Giuliano di pregare segretamente il Sole. E ancora nel V secolo c'erano fedeli cristiani che si prosternavano davanti all'astro nascente, dicendo: «Abbi pietà di noi!» (Leo, serm. 27, 4). Papa Leone I dovette mettere in guardia la comunità romana da un aperto culto del Sole (ibid.). E ben presto Cristo fu proclamato «l'Onniveggente», l'«Invitto» e il «Sole della giustizia», titolo proprio del dio del Sole, diventando «il vero Helios».Ancora nel secolo XVII l'innografo cristiano Paul Gerhardt scriveva: «Il sol che mi sorride è il mio signor Gesù, ciò che cantar vi fa è quel che in cielo sta». L'adorazione del Sole è viva tutt'oggi nel Cristianesimo nelle Chiese e negli altari esposti a Oriente o nella forma solare di numerose suppellettili sacre, usate per la conservazione delle ostie. Un'eco dell'antica concezione è presente addirittura nella Messa: l'Antifona del 21 dicembre, giorno del solstizio invernale, recita: "O Sole che sorgi splendor d'eterna luce e sole di giustizia, vieni ad illuminarci, ché siamo nella tenebra e all'ombra della morte".

Sebbene sia evidente che si sia copiato da Horus per creare il mito di Cristo, in realtà anche dal dio Mitra si è preso molto e si ha avuto una grande influenza, sopratutto su molte caratteristiche del cristianesimo. È tuttavia probabile che con Mitra si sia copiato da Horus, e con Gesù si sia copiato da Mitra.
Mitra, il dio della Luce celeste, è una personificazione del Sole. Il suo culto, originario della Persia e dell'India, nel III secolo a.C. era già diffuso in Egitto.
Quasi contemporaneamente al Cristianesimo, penetrò poi nell'Impero Romano, facendo numerosi proseliti con grande rapidità. Il punto di irraggiamento della religione di Mitra fu la Cilicia, patria di Paolo, dov'era penetrata quasi cent'anni prima di lui. Gli studiosi hanno accertato tutta una serie di corrispondenze fra la sua predicazione e i culti mitraici.
Mitra discese dal cielo e si racconta che alla sua nascita fu adorato dai pastori, che gli recarono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra. In seguito ascese in cielo, venne posto sul trono accanto al dio del Sole, cioè, divenne partecipe della sua onnipotenza, e infine fu parte di una Trinità. Si credeva, inoltre, che un giorno sarebbe tornato a suscitare e a giudicare i morti.
Più in dettaglio, Mitra e' stato partorito da una vergine il 25 Dicembre, fu considerato un grande predicatore itinerante ed un maestro, aveva 12 compagni o discepoli, ha fatto dei miracoli, è stato sepolto in una tomba, dopo tre giorni è risorto e l'evento della sua resurrezione veniva celebrato ogni anno. Mitra era chiamato il pastore di dio, la sua figura fu assimilata a quella del leone e dell'agnello, egli fu considerato come la via, la verità e la luce, il redentore, il salvatore, il messia.
La sua religione comprendeva l'eucaristia o cena del signore, il suo giorno consacrato era la domenica, il giorno del signore, centinaia di anni prima della venuta di Cristo, ed aveva la sua principale celebrazione nel tempo della sua resurrezione (quella che più tardi fu detta Pasqua).
Mitra era il demiurgo fra cielo e terra, fra dio e l'umanità: era l'Uomo-dio, il Redentore del mondo e il Salvatore. Era anche «colui che nacque dalla pietra», come Cristo, a sua volta definito «la Pietra», concomitanza già notata dai più antichi apologeti della Chiesa, e come Pietro, sempre accostato all'immagine del gallo e delle chiavi, entrambi simboli del dio del Sole.
Il giorno consacrato al dio del Sole era la Domenica, celebrato in modo particolare nel culto di Mitra come primo giorno della settimana, e in seguito definito «il giorno del Signore» dai cristiani, per i quali in origine tutti i giorni della settimana erano egualmente dedicati al Signore. Intorno alla metà del III secolo, Origene insisteva sul fatto che per il perfetto cristiano tutti i giorni sarebbero dovuti essere giorni del Signore. E ancora nel IV secolo, nel Cristianesimo la domenica non conosceva la cessazione dell'attività lavorativa, nemmeno nei monasteri di più stretta osservanza: la Domenica fu introdotta da Costantino con una legge del 321.
Il giorno della nascita di Mitra, il giorno di nascita del Sole, era il 25 dicembre, che, come tutti sanno, è oggi il giorno della nascita del Cristo; ma nella cristianità primitiva si celebrava solo una festa, la Pasqua, e fino al IV secolo la Pasqua e la Pentecoste furono le uniche festività ufficiali della Chiesa.
Per molto tempo la nascita del Cristo non fu celebrata, e in seguito, per altro, venne determinata in modo estremamente diverso, dato che non era certa neppure la determinazione dell'anno della nascita, per non parlare poi della storicità dell'evento.
Intorno al 200, secondo quanto sappiamo da Clemente Alessandrino, per alcuni era il 19 di aprile, per altri il 20 di Maggio, mentre lo stesso Clemente credeva che la data esatta fosse il 17 Novembre.
Il Natale sorse in Egitto nel II secolo, festeggiato il 6 di gennaio, giorno della nascita del dio Eone ovvero Osiride. Ma fu solo a partire dal 353 che la Chiesa indicò il 25 dicembre quale data della nascita del Cristo, quel 25 di dicembre, nel quale ricorreva la festività di Mitra, l'invitto dio del Sole, e tale scelta si proponeva soltanto di cancellare dalla coscienza popolare la ricorrenza pagana. L'Avvento, festa preliminare alla celebrazione del Natale, venne introdotto addirittura solo nel VI secolo.
La nuova solennità ecclesiastica divenne ben presto assai popolare proprio perché altro non era se non la trasformazione e l'adeguamento della festa pagana del solstizio, della festività dell'Eone, cioè della mitica rappresentazione della nascita del nuovo sole.
Il racconto cristiano del Natale non si trova in tutti i Vangeli mentre è presente soltanto in Luca, nel quale si è rielaborato una tradizione culturale pagana.
Gli studi teologici anche di recente hanno sottolineato la profonda influenza pagana sulla narrazione di Luca, ed infatti si è detto che:
«la descrizione, così piena di sentimentalismo, della madre errante, che non trova un luogo dove partorire la propria creatura.
Qualsiasi lettore greco non poteva non ricorrere col pensiero alla madre di Apollo, che non riesce a trovare un luogo per partorire, e che i poeti descrivono in modo analogo. (...) Il racconto bucolico dei pastori viene riferito pressoché identico a proposito della nascita di Ciro e di Romolo, nonché nelle storie dell'infanzia di Mitra. (...) Dalle celebrazioni misteriche proviene il grido: "Oggi vi è nato il Salvatore". L'esclamazione di giubilo degli Ierofanti in Eleusi suona: "La Signora ha generato un sacro fanciullo"; e nelle feste ellenistiche dell'Eone, influenzate da questa tradizione, risuonava il grido: "In quest'ora, oggi la Vergine ha partorito l'Eone" e "La Vergine ha partorito, la Luce cresce". Per Osiride il grido suona: "Il Signore di tutte le cose viene alla luce... un Grande Re e Benefattore, Osiride, è nato" e nel culto dei re: "Vi è nato un Re e lo ha chiamato Carilao, perché tutti divennero felicissimi"».
Le concezioni intorno alla nascita dell'Eone quali ricorrono nei Vangeli erano, come si vede, ben note al mondo precristiano; lo attestano, fra l'altro, anche gli eloquenti Dialoghi religiosi alla corte dei Sassanidi: «Signora - disse una voce - il Grande Helios mi ha a te inviato come messaggero della generazione che in te si compirà... Diventerai madre di un bimbo, il cui nome è "Principio e Fine"».
La religione di Mitra era seguita da una comunità suddivisa in modo strettamente gerarchico, le cui propaggini si estendevano a tutto l'Impero Romano. Il capo si chiamava Padre dei padri, come il Sommo Sacerdote del culto di Attis e poi il Papa romano.
I Sacerdoti portavano spesso il titolo di «Padri» e i fedeli si chiamavano «Fratelli», definizione usuale anche presso altre forme di culto, come, ad esempio, in quello di Juppiter Dolichenus, i cui componenti si chiamavano fratelli carissimi assai prima che i cristiani si servissero della medesima terminologia.
La stessa struttura organizzativa del Vaticano e' costruita similmente a quella del papato di Mitra. La gerarchia cristiana e' del tutto identica a quella (ben più antica) della precedente versione mitraica.
Il culto mitraico conosceva sette sacramenti, come ancor oggi la Chiesa cattolica. Il culto di Mitra possedeva un Battesimo, una Cresima e una Comunione consistente in pane e acqua o in un miscuglio d'acqua e di vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell'ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate da una croce. Tutti gli elementi del rituale cattolico, dall'ostia all'acqua santa, dall'altare alla liturgia sono presi direttamente dalle antiche religioni misteriche pagane, come quella di Mitra.
Ai Sacerdoti spettava soprattutto la dispensazione dei Sacramenti e la celebrazione del servizio divino: la messa veniva celebrata quotidianamente, ma la più importante era quella domenicale: l'officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e in generale risuonavano lunghi canti accompagnati dalla musica. Le iniziazioni avevano luogo in primavera, come molti Battesimi nella Chiesa antica, e in particolari festività cultuali i peccati venivano purificati col sangue. La cosa comica è che i Padri della Chiesa videro in codeste analogie nient'altro che "invenzioni diaboliche".
I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all'inizio della storia e un giudizio universale alla fine; non solo credevano nell'immortalità dell'anima, ma anche nella resurrezione della carne.
Le istanze morali del culto di Mitra, il «Dio Giusto» e il «Dio Santo», non avevano nulla da invidiare a quelle dei cristiani: come i cristiani dovevano imitare il modello del loro padre celeste, allo stesso modo il fedele del vero, giusto e santo Mitra era tenuto a condurre una vita attivamente governata dalla morale. La sua religione, definita da precisi «comandamenti», perseguiva un rigoroso ideale di purezza; la castità e la temperanza erano annoverate fra le virtù più alte, e anche l'ascesi vi svolgeva un ruolo non secondario.
Fra il III e il IV secolo la religione mitraica godette presso la corte del medesimo prestigio del Cristianesimo: allora per numero di adepti e per influenza sembrò sul punto di superare il Cristianesimo, cui fu particolarmente sgradito.
Come tutti gli altri culti, anche il Mitraicismo dovette poi soccombere al divieto degli imperatori cattolici: istigati dalla Chiesa, ancora nel IV secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati, i suoi sacerdoti assassinati e sepolti nei sacrari rasi al suolo. Fra le rovine dei Mitreo di Saalburg è stato ritrovato lo scheletro incatenato del sacerdote pagano, il cui cadavere era stato sepolto in quel luogo per dissacrarlo in perpetuo.
A parere di molti studiosi la distruzione di questa religione ebbe successo proprio perché i cristiani innalzavano le proprie Chiese sulle rovine degli antichi luoghi di culto; infatti, secondo un'antica credenza, in questo modo la divinità precedente era per così dire resa impotente o addirittura annichilita.
Fonte: La religione cristiana e il culto del sole 

<< Non esistono verità assolute o dogmi insindacabili. Questi sono solo strumenti concepiti per soggiogare la vostra mente >>

mercoledì 14 gennaio 2015

Miroslav Mandic: l’uomo magnete che attrae a sè i metalli

Vi presentiamo Miroslav Mandic, 67 anni, di Belgrado: ha la particolarità di attrarre a se i metalli. Si, avete capito bene, si tratta di un vero e proprio magnete umano, che sta facendo impazzire i medici e gli scienziati di tutto il mondo. Monetine, forchette, tutto ciò che è di metallo viene irresistibilmente attratto da Miroslav, il quale sostiene che l’origine di questo fenomeno sia da ricercare nella sua infanzia: “Tutto è cominciato quando ero bambino e cercavo di pagare il giornale dal cartolaio e le monete non volevano saperne di staccarsi dalla mia mano”.
Sembra di trovarci in un episodio degli X-Men e invece questa è la realtà: Miroslav riesce ad attrarre a se i metalli, ma non sa il perché. E nessuno è ancora riuscito a spiegare questo fenomeno. Miroslav ammette che nel corso del tempo, la sua attrazione verso i metalli è andata crescendo, anche se ormai ha imparato a conviverci. L’unica cosa che gli crea problemi sono i curiosi che gli si avvicinano con monetine, chiavi o cellulari per controllare che le voci sull’uomo magnetico siano vere. Ma Miroslav, l’uomo magnete, un problema ce l’ha: “Eppure qualcosa che mi crea problemi c’è. Mia moglie si arrabbia tantissimo con me, perché ogni volta che passo vicino al televisore o alla radio, cambio canale o stazione”.




FONTE: "http://newscuriose.it/archivio.html"

martedì 7 ottobre 2014

Chi fa da sè...

Facciamoci furbi, O meglio, svegliamoci. Diffidiamo di quelle persone che si affrettano a far favori a tutti, a quelle persone che davanti agli altri aiutano chicchessia (sempre che la cosa non gli costi in fondo nulla!), a chi dice sempre:"Io, io! Ci penso io!" 
Guardate che questo tipo di persone vogliono che voi siate in debito con loro, il loro comportamento è come un salva-favori che prima o poi apriranno e pretenderanno che sia ricambiato il piacere fatto. Insomma, gente così non è amica ma nemmeno del tappetino fuori alla porta. Un favore fatto da loro porta anzi anche un pò "jella", perché non è mai fatto col cuore. Insomma, una volta c'era un detto che diceva  CHI FA DA SE' FA PER TRE. Dov'è andato a finire? 
laura





domenica 3 agosto 2014

Roba da matti? No, da approfittatori

Roma, 42 euro per tre gelati? I turisti americani non ci stanno e chiamano la polizia. Il gestore: "Sul menu c'è scritto!"

Quando hanno visto il conto, si sono sentiti talmente frodati che hanno deciso di chiamare i carabinieri. E' successo a Roma, al Bar Il Caffé, vicino alla Fontana di Trevi. Un luogo turistico, si dirà, dove è normale pagare una somma più alta per mangiare un gelato o sedersi al tavolo a prendere un caffè. Così non la pensa la coppia di americani che, visto il totale di 42 euro per il consumo di 3 gelati e una bottiglia di acqua, ha deciso di pagare, salvo presentarsi il giorno successivo con carabinieri al seguito.
"Avevamo appena pagato 59 euro per la cena, comprensiva di un litro di vino, e poi ci hanno fatto pagare 42 euro per il gelato!" hanno raccontato James e Marian Luciani al quotidiano The Local. "Siamo stati attenti a guardarci dai borseggiatori a Roma, ma non avremmo mai pensato che saremmo stati truffati in un bar" hanno aggiunto. I carabinieri che hanno accompagnato la coppia, tuttavia, non hanno potuto far altro che constatare che sul menu il prezzo era quello effettivamente versato dai due, senza poter avviare nessuna sanzione contro il gestore del Caffè. "E' colpa loro! Io consiglio agli stranieri di leggere il menu" ha detto il proprietario del Bar. E per giustificare i suoi prezzi, ha indicato la ciotola di vetro in cui è stato servito il gelato: "Talmente grande da poter sostituire il pranzo!" ha concluso.
Fonte  http://www.huffingtonpost.it/italy

venerdì 23 maggio 2014

VI SIA SPAZIO NELLA VOSTRA UNIONE

Allora Almitra parlò di nuovo e disse: Cos’è il Matrimonio, Maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
e tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e siate allegri, ma ognuno di voi sia solo,
come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E state uniti, ma non troppo vicini:
le colonne del tempio si ergono distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.



Almustafà ha parlato dell’amore, la cosa da prendere in considerazione immediatamente dopo è il matrimonio, è ovvio. Ma non si tratta del matrimonio che voi conoscete. Non è il matrimonio che il mondo intero pratica, perché esso non è un frutto dell’amore. Non ha radici nell’amore; di fatto, al contrario, è un espediente della società astuta, dei preti e dei politici, per scavalcare l’amore, per evitarlo.
Ecco perché nell’antichità – e nei paesi più antichi dell’Oriente, ancora oggi – è esistito il matrimonio tra bambini. I bambini non sanno nulla della vita, non sanno nulla del matrimonio. Nella loro innocenza, tutte le culture e tutte le civiltà hanno trovato un buon motivo di sfruttamento e di manipolazione: prima che nei loro cuori sorga l’amore, essi vengono stretti in un legame.
Il matrimonio attualmente diffuso non solo non è un frutto dell’amore, è contro l’amore. È così distruttivo da non avere confronti per ciò che riguarda l’annientamento dello spirito dell’uomo, della sua gioia, della sua leggerezza e giocosità, del suo senso dell’umorismo.
In un matrimonio tra bambini, ai due piccoli sposi non viene neppure chiesto nulla: ci si rivolge ad astrologi, lettori della mano, I Ching e carte dei tarocchi. Il fattore decisivo non è la vita dei bambini che si sposeranno, il fattore decisivo sono i genitori dei due sposi.
L’amore non è minimamente preso in considerazione, ciascuna delle due parti fa i propri conti: la famiglia, il suo prestigio, la sua rispettabilità sociale, il denaro che verrà dato dai genitori della ragazza a quelli del ragazzo. È strano che i due promessi sposi, che vivranno gli anni a venire insieme, siano completamente esclusi. È un affare e viene presa in considerazione ogni altra cosa, ma non loro.
Per esempio, le famiglie reali permetteranno ai loro figli di sposare solo altri membri di famiglie reali. È politica, pura politica. Date semplicemente uno sguardo alle famiglie reali europee: in un modo o nell’altro sono tutte legate tra loro dal matrimonio. Questo evita conflitti, invasioni, e rafforza il loro potere: se quattro o cinque famiglie reali sono collegate fra loro tramite i figli, hanno un potere cinque volte più grande.
Tutto questo continua ancora oggi, sebbene sia assolutamente contrario alla fisiologia e alle scoperte della scienza medica, come se il sangue reale avesse qualche qualità speciale che lo renda diverso dal sangue comune.
Turiya è qui presente. Anche Vimalkirti, suo marito, era uno dei sannyasin a me più intimi, ed era il pronipote dell’imperatore tedesco… sebbene l’impero sia svanito, la regalità rimane.
Vimalkirti era uno spirito ribelle. Sposò per amore Turiya, una donna comune. L’intera famiglia si oppose, e non solo la sua famiglia ma le diverse famiglie reali europee, perché andava contro la tradizione. Naturalmente, poiché esse sono tutte collegate tra loro, Vimalkirti divenne, in pratica, un fuori casta.
Se fosse ancora esistito l’impero, Vimalkirti sarebbe stato imperatore della Germania: sua madre era la figlia della regina di Grecia e la sorella del marito della regina Elisabetta d’Inghilterra, il principe Filippo. Aveva altre sorelle e altri fratelli, entrati tutti a far parte di altre famiglie reali: tutta questa gente era contraria alla sua scelta e fece di tutto per impedire a Vimalkirti di sposare Turiya. Ma lui era un uomo integro e intelligente, non riusciva a comprendere quel pregiudizio… nessuno, nessun esperto, se dovesse analizzare alcuni campioni di sangue sarebbe in grado di stabilire qual è il sangue reale: il sangue è sangue!
E quando Vimalkirti e Turiya vennero qui, la loro scelta divenne oltraggiosa: il pronipote dell’imperatore tedesco, la più vecchia delle famiglie reali europee, osa diventare un sannyasin e fare la guardia del corpo a un mendicante quale io sono, che non possiede nulla di suo?

Almustafà non sta parlando del matrimonio che voi conoscete. Né parla del matrimonio d’amore: questo è l’evoluzione più recente nei paesi industrializzati. Il matrimonio tra bambini è scomparso e ora la gente si sposa quando si innamora… ma questa gente non conosce l’amore, il mistero dell’amore è qualcosa del tutto ignoto a loro. In realtà, definiscono amore qualcos’altro: chiamano amore la lussuria, e i vostri cosiddetti matrimoni non sono altro che cieca lussuria.
L’amore non è mai cieco. Tuttavia, poiché esiste confusione e la gente non è in grado di operare una distinzione netta, si è iniziato a parlare di ‘amore cieco’.
L’amore vi dona la più chiara delle visioni, occhi limpidi. La lussuria è certamente cieca perché è biologia, non ha nulla a che vedere con la vostra spiritualità.

Allora Almitra parlò di nuovo e disse: Cos’è il Matrimonio, Maestro?
Per la prima volta si rivolge ad Almustafà come ‘Maestro…’, questo perché il tempo del distacco si avvicina… e qualsiasi cosa egli abbia detto sull’amore, solo un Maestro la può dire: qualcuno che sa, qualcuno che parla per esperienza personale e diretta.

E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme… non fraintendete questa affermazione. Non sta dicendo che ogni uomo è nato con una moglie potenziale da qualche parte. Almustafà dice qualcosa di completamente diverso, dice: “Voi siete nati insieme…”, nell’amore siete nati insieme, perché esso vi ha rinnovati, vi ha resi freschi, giovani, vi ha mutati in una canzone, in una danza che mai avete conosciuto in precedenza.
E insieme starete per sempre.
Se voi siete nati dall’amore, se il vostro essere insieme non è frutto della lussuria, il vostro amore sarà più profondo, giorno dopo giorno. La lussuria appiattisce ogni cosa, poiché alla biologia non interessa che rimaniate insieme o no. Il suo unico interesse è la riproduzione, per la quale l’amore non è affatto necessario: potete continuare a fare figli senza amore alcuno.
Ho osservato ogni sorta di animali. Ho vissuto nelle foreste, sulle montagne, e sono sempre rimasto perplesso: quando gli animali fanno l’amore sembrano sempre molto tristi.
Non ho mai visto un solo animale fare l’amore con gioia, sembra che qualche forza sconosciuta li obblighi a farlo. Non è frutto di una loro scelta, non è una loro libertà ma la loro schiavitù. Questo li rende tristi.
La stessa cosa ho osservato nell’uomo. Avete mai visto un marito e una moglie per strada? Forse non sapete se due persone sono marito e moglie, ma se entrambi hanno un volto triste potete esser certi che sono sposati!

Una volta viaggiavo in treno da Delhi a Srinagar e nel mio scompartimento c’era solo un altro posto libero. Arrivò una coppia: un uomo e una donna molto belli. Poiché entrambi non potevano sedersi nell’unico posto libero, lui andò in un altro scompartimento. Ma a ogni stazione si presentava con dolci, frutta, fiori.
Io osservavo quello spettacolo… non sono altro che un semplice osservatore… a un certo punto chiesi alla donna da quanto fossero sposati, e lei mi rispose: “Da circa sette anni”.
Le dissi: “Non mentirmi! Puoi ingannare chiunque ma non me… voi non siete sposati!”
Rimase sconvolta. Uno straniero, con cui non aveva mai parlato… che si era limitato a osservare; mi chiese come l’avessi capito.
Dissi: “Non è una gran scoperta, è qualcosa di elementare. Se fosse tuo marito, saresti fortunata se, una volta scomparso, ricomparisse alla stazione d’arrivo!”
Disse: “Non mi conosci, né io conosco te. Ma ciò che dici è vero. È il mio amante, un amico di mio marito”.
Dissi: “In questo caso è tutto chiaro!”
Cos’è che va storto tra i mariti e le mogli, perfino dopo un matrimonio d’amore? Il fatto è che non si tratta d’amore, e tutti l’hanno accettato, come se conoscessero cos’è l’amore: è pura e semplice lussuria. Ben presto vi ritrovate stanchi l’uno dell’altro. La biologia vi ha ingannati per rispettare il proprio programma riproduttivo, e in breve non trovate più nulla di nuovo: la stessa faccia, la stessa geografia, la stessa toponomastica. Quante volte l’avete esplorata? A causa del matrimonio il mondo intero vive nella tristezza, eppure tutti restano inconsapevoli della causa.
L’amore è uno dei fenomeni più misteriosi che esistano. Ed è dell’amore che Almustafà sta parlando:

Voi siete nati insieme, nel momento in cui in voi è sorto l’amore. Quella è stata la vostra vera rinascita… e insieme starete per sempre, poiché non si tratta di lussuria: non potrete annoiarvi, proprio perché non si tratta di lussuria.
Una volta che avete generato dei figli, la biologia vi lascia e voi vi ritrovate come un estraneo che vive con un altro estraneo: non conoscete quella donna, quella donna non vi conosce… tutto ciò che fate è discutere, punzecchiarvi, maltrattarvi. Questo non è amore.
L’amore è la fioritura della meditazione.
La meditazione porta con sé molti tesori, forse l’amore è la rosa più vivida che cresce sul cespuglio della meditazione.

Voi siete nati insieme…
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio…
Ricordate questa affermazione: Ma vi sia spazio nella vostra unione. State insieme, ma non cercate di dominarvi, non cercate di possedervi e non distruggete l’individualità dell’altro.
Purtroppo è ciò che viene fatto ovunque. Perché mai la donna dovrebbe prendere il nome dell’uomo? Ha un suo nome, ha una sua individualità. Pensate a un uomo che prende il nome della donna: nessun uomo lo farà mai. Avete distrutto la donna perché è fragile, delicata, umile.
Perché la donna dovrebbe andare a vivere nella casa dell’uomo? Perché non dovrebbe essere l’uomo a vivere nella casa della donna?
Ogni tanto accade che un uomo si sposi a condizione di andare a vivere nella casa della moglie, perché i genitori di lei sono anziani e non hanno altri figli che si prendano cura di loro. Ma ci avete fatto caso? Quando un uomo va a vivere nella casa della moglie, viene condannato da tutti. Viene deriso, come se avesse perso la sua virilità… mentre nessuno deride la donna.
In realtà, l’uomo è più saldo e ha più forza: si potrebbe permettere di andare a vivere nella casa della donna. La donna è più fragile, sradicarla dal giardino in cui è cresciuta è il principio di un processo di distruzione: nella casa dell’uomo non potrà mai essere un individuo, sarà inevitabilmente una schiava, non avrà radici, sarà slegata da tutti. Non è altro che una serva, ed è così che è stata trattata in tutto il mondo.
Il mio consiglio è questo: nel momento in cui un uomo e una donna decidono di vivere insieme, dovrebbero avere ciascuno la propria casa. Nessuno dovrebbe andare nella casa di qualcun altro, perché nell’attimo stesso in cui qualcuno va a casa di qualcun altro, diventa inevitabilmente uno schiavo, e gli schiavi non possono essere felici. Hanno perso ogni loro integrità, la loro individualità. Hanno venduto se stessi.

Se vivete insieme, lasciate che vi sia spazio… se il marito torna a casa tardi, non occorre, non serve che la moglie lo interroghi su dove è stato, sul perché è in ritardo. Egli ha diritto alla propria libertà, è un individuo libero. Siete due individui che vivono insieme e nessuno invade lo spazio dell’altro. Se la moglie torna tardi, non è necessario chiederle dov’è stata. Chi sei per farlo? Lei ha la propria libertà, il proprio spazio.
Ma questo accade ogni giorno, in tutte le case: la gente litiga per inezie, ma in profondità l’elemento di discordia è che nessuno è pronto a lasciare che l’altro abbia il proprio spazio, la propria libertà.
Le cose che piacciono possono essere diverse. A tuo marito può piacere qualcosa, a te qualcos’altro. Questo non vuol dire che dobbiate iniziare a litigare perché, in quanto marito e moglie, dovreste avere le stesse preferenze.
E poi, tutti questi interrogatori… ogni marito, quando torna a casa, rumina nella mente le stesse domande: “Cosa mi chiederà? Come risponderò?” E la donna sa già cosa chiederà e cosa il marito le risponderà, e sa che tutte quelle risposte sono false, inventate. Il marito la sta ingannando…
Che amore è mai questo: sempre sospettoso, sempre timoroso di qualche gelosia? Se la moglie vi vede con un’altra donna – anche se state solo ridendo o parlando – è sufficiente per litigare tutta la notte. E voi vi pentite della vostra scelta: questo è troppo… solo per aver riso un po’ con qualcun altro. E se il marito vede la moglie con un altro uomo e si rivela più allegra, più felice, è sufficiente per creare agitazione, scompiglio nel suo animo.
La gente è inconsapevole del fatto che non sa assolutamente cosa sia l’amore. L’amore non sospetta mai, non è mai geloso. L’amore non interferisce mai nella libertà dell’altro. L’amore non impone mai nulla all’altro. L’amore dona libertà, e la libertà può esistere solo se nell’essere insieme esiste spazio.
Questa è la bellezza di Kahlil Gibran… è un’intuizione fortissima. L’amore dovrebbe essere felice di vedere che la sua donna è felice con qualcun altro, perché l’amore vuole che la sua donna sia felice; l’amore vuole che il marito sia felice, quindi se sta parlando con un’altra donna ed è felice, la moglie dovrebbe essere contenta, non è il caso di sollevare discussioni.
Due persone stanno insieme per rendere più felici le loro esistenze, invece accade l’esatto opposto. Sembra che tutte le mogli e tutti i mariti siano insieme per rendersi reciprocamente infelici, per rovinarsi a vicenda la vita. Il motivo è questo: essi non comprendono neppure il significato dell’amore.

Ma vi sia spazio nella vostra unione… non è affatto una contraddizione. Più spazio vi date a vicenda, più sarete insieme. Più libertà vi concederete, più sarete intimamente uniti. E non sarete nemici intimi, ma amici intimi!

E tra voi danzino i venti dei cieli.
Questa è una legge fondamentale dell’esistenza: essere troppo insieme, non lasciare alcuno spazio per la libertà, distrugge il fiore dell’amore. Lo si schiaccia, non gli si lascia lo spazio per crescere.
Proprio di recente gli scienziati hanno scoperto che gli animali hanno un territorio, delimitano un loro spazio vitale. Avrete visto i cani che fanno pipì sui pali, pensate sia inutile? Non lo è affatto: stanno tracciando dei confini: “Questo è il mio territorio”. L’odore dell’urina impedirà a tutti gli altri cani di entrare in quello spazio: finché gli altri cani restano anche solo a un passo di distanza, verranno ignorati, se superano quei confini scoppiano subito le zuffe.
Tutti gli animali selvatici fanno la stessa cosa. Perfino un leone non vi farà nulla se non superate i confini del suo territorio, vi considera gentlemen! Se però entrate nel suo regno, non importa chi siete, verrete ucciso.
Ancora non abbiamo scoperto questa stessa esigenza di spazio vitale negli esseri umani: di certo l’avrete percepita, ma non è ancora stata stabilita su basi scientifiche. Se usate un treno locale indiano per andare a Bombay, lo troverete così affollato… la gente è tutta in piedi, pochissimi riescono a trovare un posto per sedersi. Ma osservate le persone che stanno in piedi: anche se sono strette le une alle altre, fanno di tutto per non toccarsi.
Man mano che il mondo sarà sempre più sovrappopolato, aumenterà le gente che impazzisce, che si suicida, che compie omicidi, per il semplice motivo che non trova un proprio spazio vitale.
Gli amanti, quanto meno, dovrebbero essere abbastanza sensibili: la moglie ha bisogno del proprio spazio e così pure il marito.

Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore.
L’amore dovrebbe essere un dono dato e preso in libertà, ma non dovrebbe esistere alcuna pretesa. Altrimenti, molto presto vi ritroverete insieme eppure lontani e remoti come due stelle. Nessuna comprensione vi avvicinerà più: non avete lasciato alcuno spazio neppure per costruire un ponte che vi colleghi.
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime… non fatene una cosa statica, non fatene una routine: Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Se potrete avere al tempo stesso la libertà e l’amore, non avrete bisogno più di altro. Avrete ottenuto ogni cosa, tutto ciò per cui si vive vi sarà stato dato.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Gibran sta semplicemente cercando di farvi capire come queste due cose, in apparente contraddizione – lo spazio e l’intimità – possono coesistere: Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa… è una differenza estremamente sottile, eppure bellissima.

Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e siate allegri, ma ognuno di voi sia solo… non appiattite l’altro in nessun modo.
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale… le corde del liuto sono sole, eppure vibrano di musica uguale: la separazione, lo spazio, è dato dall’individualità delle corde. Mentre l’incontro e la fusione e il dissolvimento sono dati dalla musica.
Quella è la musica dell’amore!

Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro… è meraviglioso donarsi. E l’amore dona senza condizioni, eppure non dona il proprio cuore perché sia di rifugio all’altro… poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E state uniti, ma non troppo vicini… si deve stare estremamente all’erta per stare insieme senza distruggere l’altro. Non si deve stare troppo vicini… lasciatevi spazio!

Le colonne del tempio si ergono distanti… osservate le colonne di questo Auditorium: si ergono distanti fra loro, eppure sostengono lo stesso tetto. Esiste spazio, una individualità, eppure esiste un fondersi e un incontrarsi… infatti esse sostengono lo stesso tetto.
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro… questo spazio è necessario, in modo tale che l’altro non si trovi sotto la tua ombra. Altrimenti non crescerà.
Come mai le persone innamorate sono continuamente arrabbiate, tristi? Perché la loro crescita non accade: uno dei due ha coperto l’intero cielo e non ha lasciato neppure uno spazio minuscolo perché il sole e il vento e la pioggia raggiungano l’altro. Questo non è amore: è proprietà, è possessività.
L’amore vorrà che tu cresca alla stessa velocità, alla stessa altezza, in modo che tu possa danzare al sole, alla pioggia e al vento.
Il vostro stare insieme dovrebbe essere un’arte.
Nella vita, l’amore è la più elevata delle arti.
FONTE:  "http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0CC4QFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.oshoba.it%2Foshotimes%2Findex.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D297%26Itemid%3D67&ei=qCV_U5XOOejj4QSZ4YHABA&usg=AFQjCNGz-hdFS9Wc9LFJTsO-BCR5W3W-bg"
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0CC4QFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.oshoba.it%2Foshotimes%2Findex.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D297%26Itemid%3D67&ei=qCV_U5XOOejj4QSZ4YHABA&usg=AFQjCNGz-hdFS9Wc9LFJTsO-BCR5W3W-bg


martedì 14 gennaio 2014

La Rivincita della Donna Più Brutta del Mondo

La Rivincita della Donna Più Brutta del Mondo.

Ecco cos'ha fatto.



Si chiama Lizzie Velaquez, e otto anni fa, quando aveva solo 16 anni, trovò su YouTube un breve filmato del suo volto, il titolo di quel video era “la donna più brutta del mondo” e aveva già registrato quattro milioni di visite, elencando commenti spesso violenti e carichi di odio. Allora per lei sedicenne fu uno shock. Gli utenti che avevano scritto quei commenti cattivissimi e pieni di rancore però ignoravano una cosa, la più importante, Lizzie era ed è così magra non per suo volere ma per una  rarissima forma genetica che impedisce al suo corpo di accumulare peso, Lizzie è semplicemente scheletrica. E’ anche nata cieca nell’occhio destro. Ma certo non è una persona brutta.
Da allora le è rimasto questo appellativo e questa esperienza l’ha segnata profondamente.
Dichiara:
 Ovviamente piansi tantissimo ed ero pronta a ribattere, ma qualcosa è scattato nella mia testa e ho pensato “Lascerò correre”. “Mi sono chiesta: Lascerò che le persone che mi hanno chiamata mostro mi definiscano? No, farò in modo che il mio successo e i miei traguardi siano le cose che mi definiscono.



Lizzie a distanza di anni si prende la sua rivincita: oggi, a 24 anni, è una motivational speaker, cioé tiene discorsi e dà lezioni di amore e tolleranza. Ha finito il liceo, si è laureata, ha scritto due libri e ora sale senza paura su un palcoscenico e racconta la sua storia a un pubblico che ascolta ipnotizzato:

Qualcuno pensa che abbia sviluppato una pellaccia dura. Ma non è così. Sono anche io un essere umano, anche io soffro.

E un suo intervento, caricato su YouTube il 20 dicembre, ha già raggiunto oltre un milione di visitatori , e questa volta i commenti sono invece di ammirazione e affetto.